Seimila e 300 campi da calcio come il Dall’Ara. O, se preferite, 6.500 volte Piazza Maggiore. Questa cifra mostruosa è la superficie che è stata edificata a Bologna e provincia negli ultimi dieci anni. Tradotto in aree è uno spazio di 45 chilometri quadrati. Metà sono stati mangiati al territorio urbano, i restanti alla campagna. Una grande abbuffata di cemento che è sotto gli occhi di tutti ma che nessuno si riesce a spiegare: chi ha dato i permessi di costruire e perché, visto il calo demografico e la sostanziale non necessità di nuovi alloggi.
I dati di Nomisma del 23 novembre parlano di 10mila unità abitative invendute nel bolognese. Eppure gli strumenti di pianificazione esistono: Psc, Rue e Poc sono le misteriose sigle che hanno sostituito i vecchi piani regolatori.






Era il 13 giugno, esattamente 7 mesi fa, quando 26 milioni di italiani/e sancivano l’acqua bene comune: ”Ubriachi eravamo di gioia… le spalle cariche dei propri covoni!" (Salmo, 126). E oggi, 13 gennaio ritorniamo a “seminare nel pianto...” (Salmo, 126) perché il governo Monti vuole privatizzare la Madre. Sapevamo che il governo Monti era un governo di banche e banchieri, ma mai, mai ci saremmo aspettati che un governo, cosidetto tecnico, osasse di nuovo mettere le mani sull’acqua, la Madre di tutta la vita sul pianeta.



“Costruiamolo insieme, più forte e più vicino”. Questo lo slogan della recente iniziativa organizzata dal PD e dedicata alla Fusione dei Comuni della Valle del Samoggia. Quindi democrazia e partecipazione, un Nuovo Comune che nasce dal basso, come ci è stato più volte ripetuto.



























